Corpus Domini Mc 14,12-16.22-26

 
 

Cristo nostro cibo di vita e di fede –

a cura di Don Gian Franco Brusa –

La particolare solennità con cui la Chiesa celebra la festa del SS. Corpo e Sangue di Cristo aiuta a comprendere che essa porta al cuore della vita di Cristo e del cristiano. Nel Vangelo di questa domenica possiamo ascoltare le toccanti parole di Gesù all’istituzione dell’Eucarestia: «Prendete, questo è il mio corpo….. questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti» (Mc 14, 22-24).

Ma cosa significa «corpo» e «sangue»? Non si intende, secondo la nostra prospettiva, la fisicità, ma, secondo la mentalità biblica, l’interezza dell’essere umano vivente in una dimensione corporea. Allo stesso modo il sangue indica non una parte dell’uomo, ma un evento: la morte. Poiché il sangue è, per l’ebreo, sede della vita, il suo spargimento è segno di morte. Il pane offerto da Gesù è da mangiare, il vino, da bere. Il dono che Egli fa di se stesso dev’essere accolto da noi con disponibilità e fede. Il segno dell’ultima cena non è solo un pane spezzato o un calice di vino versato: è un pane da mangiare, un calice di vino da bere. Bisogna che il pane sia mangiato, che il vino sia bevuto. Bisogna che la vita donata dal Signore sia accolta con un atto di fede, di disponibilità della propria vita.

Mangiare e bere indicano assimilazione. Il cibo con cui ci alimentiamo diventa la nostra carne e il nostro sangue. Nel nutrimento eucaristico avviene il contrario: Gesù si offre per assimilarci a lui. Lo scopo dell’Eucarestia è che i discepoli devono far propria la vita di Cristo: la sua vita donata deve diventare la vita del discepolo. I lineamenti di Gesù si devono imprimere nei discepoli, così come i suoi sentimenti. I discepoli sono chiamati ad essere corpo di Cristo: lo siamo per il Battesimo che ci ha innestati in Lui, per l’Eucarestia che ci nutre continuamente del suo amore e ci fa entrare nella sua logica esistenziale. L’Eucarestia ci esorta a volgere lo sguardo avanti, non è un analgesico per farci dimenticare che il peccato e la morte tormentano ancora la creazione. Il carattere di questo sacramento non attenua, anzi intensifica la lotta contro il male da cui siamo circondati. Non ci chiede di fuggire dallo spazio e dal tempo, ma di credere che, grazie al mistero della morte e risurrezione di Gesù Cristo, lo spazio e il tempo sono capaci di accogliere la trasfigurazione di tutta la realtà.

Lasciamoci allora riempire l’animo di profondo stupore di fronte al dono di Gesù Eucarestia, lasciamo che questo dono ci cambi dentro, innesti in noi il dinamismo del dono, dell’amore, perché la vita di Cristo continui e si prolunghi in noi, per trasfigurare la realtà, per imprimere nella storia il dinamismo della speranza. Solo nell’Eucarestia troviamo quel cibo capace di aiutarci a camminare nella fedeltà e nell’amore a Dio, sulle strade del mondo, fino al termine della nostra esistenza.

Buona domenica

 

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