XXXII domenica del Tempo ordinario
A cura della Fraternità della Trasfigurazione
- La parabola odierna mostra alcune contraddizioni che, se dal punto di vista della logica possono porre degli interrogativi – ma lo stesso valeva la scorsa settimana per le vesti che sbiancavano se immerse nel sangue dell’Agnello –, in una prospettiva teologica assumono invece importanti significati. Esse riguardano innanzitutto il contesto temporale in cui è collocato il racconto: la notte. È, infatti, cosa insolita l’arrivo dello sposo in questo momento della giornata, proprio nel tempo delle sue nozze, così come è strano che le cinque giovani a cui manca l’olio siano invitate ad andare ad acquistarlo sempre di notte. Evidentemente questo contesto di buio assume molteplici significati: esso richiama il tempo in cui ci troviamo, un tempo in cui lo sposo non è presente e, di conseguenza, viene a mancare la luce che illumina la vita (cf. Gv 1,4). Proprio perché non c’è il sole a rischiarare tutta la nostra esistenza, è bene prepararsi in ogni istante alla sua venuta, che avverrà “in un giorno in cui non se lo aspetta e a un’ora che non sa” (Mt 24,50), come afferma la parabola del servo che precede immediatamente quella odierna. Tale preparazione non richiede nulla di eccezionale: lo sposo che arriva nel cuore della notte, infatti, non rimprovera le giovani per essersi addormentate. Egli conosce le nostre stanchezze – di cui lui stesso ha fatto esperienza e che spesso ha cercato di alleviare nei suoi discepoli, portandoli in disparte a riposare –. Ciò che contraddistingue i due gruppi, quindi, non è il sonno: tutti, in realtà, siamo soggetti alle esigenze del nostro fisico. La differenza si colloca piuttosto a livello relazionale e riguarda l’intensità del desiderio. Quando si attende veramente qualcuno, non si tralascia nessun particolare, onde evitare che intervengano ostacoli a impedire l’incontro. Ed è forse proprio questa centralità del rapporto con Colui che deve venire che permette di comprendere gli aspetti severi, e perfino apparentemente egoistici, presenti in questa parabola. Potrebbe sorprendere, infatti, la drasticità con cui le vergini sagge rifiutano di condividere il loro olio con quelle stolte. Tale atteggiamento, all’apparenza poco evangelico, diventa chiaro se pensiamo che l’olio è ciò che permette l’incontro: solo grazie a esso, alla sua capacità di mantenere accesa la lampada, sarà possibile lo scambio degli sguardi, il riconoscimento della persona. Si tratta di un momento unico, personale, che deve essere atteso e non si può condividere; così sarà quando, entrati nella vita vera, i nostri occhi incontreranno quelli del Signore in un istante esclusivo e irripetibile. Lo stesso vale per la risposta, apparentemente molto severa, da parte dello sposo nei confronti delle vergini stolte: “Non vi conosco”. Di primo acchito essa può essere interpretata come un rifiuto troppo duro e autoritario. Se lette anch’esse in un’ottica relazionale, queste parole rivelano una semplice verità: quando vengono a mancare l’attesa e il desiderio, ciò significa che non è presente un vero legame con lo Sposo-Messia. Esso, infatti, non si può improvvisare all’ultimo momento, così come le vergini stolte non trovano nel pieno della notte qualcuno disposto a vendere loro l’olio per accendere le lampade. È l’intera esistenza il tempo in cui siamo chiamati a tenere viva la fiamma che ci permetterà di riconoscerlo al momento dell’incontro finale.