XXVI domenica tempo ordinario Mc 9,38-43.45.47-48

 
 

Lo scandalo, pietra di inciampo –

a cura di Don Gian Franco Brusa –

La parola scandalo significa anche “impedimento”, “inciampo”. Si è scandalo per qualcuno ogni volta che lo si ostacola sulla via del bene. Dicendo qualcuno, si intende anche se stessi, nel senso che in ciascuno di noi esistono potenzialità negative, che impediscono di operare il bene. Nel brano evangelico di questa domenica Gesù affronta ben tre casi di scandalo.

Il primo: scandalizzare gli altri. Gesù afferma: «Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono in me, è meglio per lui che gli si metta una macina al collo e venga gettato nel mare» (v 42). È il caso di farsi un profondo esame di coscienza e chiedersi quante volte abbiamo dato cattivo esempio, soprattutto ai figli, in casa, con il nostro modo di parlare e di agire. Benché sia vero che, senza scandali, gli uomini peccherebbero ugualmente, possiamo affermare che tutto il male esistente nel mondo avviene a causa degli scandali. Se le cose stanno così, l’umanità dovrebbe gettarsi nel mare, come un gregge maledetto!

Ma Gesù, diceva sul serio o no?

Secondo caso: scandalizzare se stessi. Gesù afferma: «Se la tua mano ti scandalizza, tagliala. Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo. Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo. È meglio per te entrare nel Regno menomato piuttosto che finire nel fuoco della Geenna» (vv 43-48).

Dobbiamo prendere alla lettera queste parole di Gesù? Non scherzava né esagerava. Il peccato è una realtà oscura, che solo Dio sa valutare nella sua enorme mostruosità! Gesù fu crocifisso a causa del peccato. Maria piange lacrime del dolore a causa del peccato. L’uomo resta indifferente!

Terzo caso: scandalizzarsi del bene. Gesù affronta un tipo di scandalo che si prospetta ogni volta in cui si riceve un danno non dal male ma dal bene. È il caso di quegli apostoli, tra cui, Giovanni, che proibiscono di scacciare i demoni nel nome di Cristo a un tale che non appartiene alla loro cerchia. Fa del bene, ma i discepoli subiscono lo scandalo dei “perfetti”.

Il vero cristiano si serve di tutto per elevarsi a Dio e non si lascia scandalizzare da nulla. A proposito dello scandalo di Giovanni, va sottolineata l’esortazione di Gesù: «Non glielo proibite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me». (v. 39). Lo scandalo che subiamo dall’agire altrui è sempre causato dalla prospettiva errata: guardiamo ai nostri interessi più che a quelli di Cristo, come Giovanni e i suoi compagni volevano vietare di fare il bene solo perché quell’uomo non apparteneva al loro gruppo. Gesù insegna a Giovanni, e anche a noi, a sfruttare i carismi altrui per la diffusione del Vangelo. L’invidia, la gelosia, lo spirito di parte, generano lo scandalo e danneggiano l’opera di Dio.

Allora? Dobbiamo o no tagliarci la mano o il piede o cavarci l’occhio?

Le parole di Cristo debbono intendersi nel senso che, di fronte alla tentazione, bisogna comportarsi come se non avessimo quegli organi con cui potremmo peccare: come se non si vedesse, come se non si toccasse…! L’uomo, invece, vorrebbe avere più occhi, più mani e più piedi per poter accumulare ricchezze. Non le mani, dunque, non i piedi, non gli occhi bisogna cavarsi, ma educare l’animo all’osservanza della legge dell’amore di Dio e dell’amore del prossimo. L’amore viene mostrato attraverso piccole azioni. Anche se non si manifestano agli occhi degli altri, ha sempre la sua ricompensa: quella di vivere da figli di Dio e di entrare un giorno nel Regno del Padre.

Buona domenica