III domenica di Quaresima Gv 2,13-25

 
 

Andiamo al tempio con gioia –

a cura di Don Gian Franco Brusa –

La purificazione del tempio, che i sinottici collocano poco prima della Passione, è narrata da Giovanni all’inizio del ministero pubblico di Gesù. L’evangelista vuole sottolineare subito sia la grande novità del messaggio di Cristo sia la continuità della sua predicazione con quella dei profeti di Israele.

L’episodio di questa domenica si pone nella prima delle tre Pasque di Gesù a Gerusalemme. Egli «trovò» nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e là seduti i «cambiavalute» (Gv 2, 14). Di fronte a una scena simile chi non proverebbe indignazione e rabbia? Tutti noi sperimentiamo momenti in cui perdiamo la pazienza. Non è così per Gesù, sarebbe un peccato: Egli vuole, invece, difendere i diritti di Dio. Si indigna perché nell’atrio del tempio di Gerusalemme alcuni mercanti fanno affari d’oro con coloro che intendono offrire sacrifici a Dio. Ci sono persino i cambiavalute, che approfittano della gente  in arrivo dai paesi. Gesù non perde il controllo di sé, ma intende far capire a tutti che al tempio si va per pregare, non per affari. Il tempio è un luogo sacro, è la casa di preghiera per tutti.

Anche noi andiamo in chiesa, il nostro tempio, per adorare Dio, ringraziarlo, ascoltare la sua Parola, ricevere il Pane di vita e gioire con i fratelli per i doni ricevuti. Il tempio – la chiesa – è fatto per pregare. E la preghiera non è solo un dovere, ma è soprattutto un diritto. Ciascuno di noi infatti ha il diritto di invocare il Padre, come ci ha insegnato Gesù; ha il diritto di santificare la festa, di incontrarsi con Cristo e i fratelli; diritti talvolta calpestati. Il Signore rovescia i banchi dei mercanti che, per primi, hanno rovesciato lo scopo per cui si entra nella casa di Dio.

Poi sposta il discorso su un altro argomento, continuando a parlare di tempio, non riferendosi più alla costruzione di mattoni, ma al proprio corpo. Perché questo passaggio? Perché l’autentico tempio di Dio è Cristo, preghiera vivente, persona in carne e ossa, luogo nel quale possiamo incontrare il Padre. Nel suo corpo, infatti, abita la divinità. Il tempio di Gerusalemme era il segno della prima Alleanza di Dio con il suo popolo; Gesù è il segno della seconda Alleanza, quella nuova, per la quale crediamo che Dio abita in mezzo a noi.

Poi Gesù annuncia la profezia: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere» (Gv 2, 19).
Nessuno capisce ciò che Cristo intende dire, sarà compreso solo dopo la sua  risurrezione dai morti; e allora crederanno alle sue parole.

Anche oggi si è perso di vista il vero motivo per cui si va in chiesa: non per tradizione, non per assolvere a un precetto, non per sentirsi migliori degli altri, ma per dire al Signore di aver capito che l’unico modo di vivere è cercare di imitarlo, amando come Egli ci ama; e l’eucarestia che celebriamo è la realtà più bella di questo amore. Allora andiamo con gioia al tempio della nostra comunità: non troveremo Gesù con la cordicella in mano per allontanarci, ma con le braccia aperte per accoglierci.