Aggiustamenti Mariani

 
 

La recente riforma liturgica ha rimaneggiato un po’ tutto e non ha lasciato tranquilla neppure la Madre di Dio. Ha modificato il titolo della solennità del primo dell’anno. Non più “in octava Nativitatis Domini” punto e basta, alquanto scialbo, ma In octava Nativitatis Domini: Sollemnitas Sanctae Dei Genitricis Mariae (= Nell’ottava del Natale: Maria SS. Madre di Dio). E’ giusto: un evento di nascita è festa del nato e della madre. E’ stato corretto anche il titolo della solennità tradizionalmente installata il 25 marzo, l’Annunciazione: non più “In annuntiatione Beatae Mariae Virginis” – come nel Missale di Pio V fino all’edizione 1962, ma “Annunciazione del Signore”. Giusto anche questo: il contenuto dell’annuncio è più importante della destinataria. Pare ovvio che “Annunciazione della Beata Vergine Maria” fosse da intendersi come “annunciazione alla Beata Vergine Maria”. C’era poi un doppione mariano che doveva essere semplificato: la doppia ricorrenza dell’Addolorata, il 15 settembre e il venerdì prima della domenica delle palme, quasi anticipo mariano sul Venerdì santo, ricorrente sette giorni dopo. Ambo le circostanze mariane portavano lo stesso titolo: commemoratio Septem dolorum Beatae Mariae Virginis e le Messe sono sostanzialmente in fotocopia. La riforma del Calendario Romano 1969 ha eliminato la ricorrenza quaresimale, ivi presente dal 1721, lasciando sussistere solo quella settembrina. La sforbiciata era più che plausibile, anche se affinità tematiche l’avrebbero preferita in senso inverso, trovando il modo di commemorare l’Addolorata nel torno liturgico del Venerdì Santo, senza peraltro troppo forzare l’ “intrusione” mariana. Va detto per altro verso che non sta male a seguito dell festa dell’esaltazione della croce (14 settembre). La terza edizione (2002) nel Missale Romanum di Paolo VI, non ancora alla luce in italiano, ha preso un’intelligente e delicata iniziativa: ha introdotto alla Messa del venerdì prima delle Palme una colletta alternativa garbatamente “marianizzata”. Garbatamente – ho detto – perché la colletta della dismessa liturgia dei Sette dolori era un carrozzone concettuale inestricabile. Riporto la nuova colletta in latino, facoltativa il venerdì prima delle palme, e poi ne do la traduzione: Deus, qui Ecclesiae tuae in hoc tempore tribuis benigne, \ beatam Mariam in passione Christi conteplanda \ devote imitari, \ da nobis, quaesumus, eiusdem Virginis intercessione, \ Unigenito Filio tuo firmius in dies adhaerere \ et ad plenitudinem gratiae eius demum pervenire (= o Dio, che in questo tempo concedi cortesemente alla tua Chiesa di imitare devotamente la beata Maria, nella contemplazione della passione di Cristo, concedi a noi, per intercessione di lei, di aderire con crescente fermezza al tuo Figlio unigenito e di giungere finalmente alla pienezza di grazia). Per vero dire, se era un carrozzone la preghiera dismessa, non sembra particolarmente snella quella installata al suo posto, come si evince dalla faticosa e contorta traduzione che ho dovuto fare. Però almeno si nota lo sforzo di stabilire un raccordo fra la quaresima, e la presenza di Maria ai piedi della croce. La fugace comparsa mariana in questa preghiera non modifica il tenore generale della giornata, che rimane quaresimale a tutti gli effetti, da celebrarsi in paramenti viola e con tutti gli altri accorgimenti quaresimali, confermando letture liturgiche più in cammino verso la passione che celebrative di Maria. Rimane comunque un’eleganza nei confronti della Madre di Dio, da apprezzarsi forse più nell’intenzione che nella realizzazione. Quasi quasi era meglio anticipare in detta giornata la colletta del 15 settembre, sicuramente più lucida ed elegante. Va detto però che l’edizione 2002 del Messale Romanum ha eliminato tutti, o quasi, i doppioni non rari nell’edizioni precedenti, che pescavano qua e là per i tempi forti (qaresima\pasqua) preghiere già ricorrenti nella nobilissima eucologia del tempo ordinario.