2ª domenica di quaresima Gv 1,35-42

 
 

– a cura di Mons. Sergio Salvini –

Il Tabor meta del nostro cammino –

L’annuncio della passione sprofonda i discepoli in una crisi. Nella loro testa c’è gran confusione…

E sì, la religione ufficiale insegnava che il Messia sarebbe stato glorioso e vittorioso e quindi non poteva essere condannato alla vergogna della croce; anzi, secondo la legge del Signore, doveva essere considerato come un «maledetto da Dio».

Dinanzi a ciò, l’esperienza della trasfigurazione di Gesù può aiutare i discepoli a superare il trauma della croce. Infatti, nella trasfigurazione, Egli appare nella gloria e parla con Mosè e con Elia della sua passione e morte. Il cammino della gloria passa quindi per la croce.
Gesù va su un alto monte e lì in cima Elia e Mosè, le due maggiori autorità dell’Antico Testamento, parlano con Lui: Elia rappresenta la profezia, Mosè la legge. Poi, la voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». L’espressione «Figlio amato» evoca la figura del Messia servo, annunciato dal profeta Isaia. L’esortazione «Ascoltatelo» evoca invece la profezia che prometteva l’arrivo di un nuovo Mosè. Dunque, in Gesù, si stanno realizzando le profezie dell’Antico Testamento.

I discepoli non possono dubitarlo. Gesù è veramente il Messia glorioso: ne è garante il Padre. Gesù l’accetta.
I discepoli vedono solo Gesù e nessun altro. L’insistenza nell’affermare che vedono esclusivamente Lui suggerisce che d’ora in poi Cristo è l’unica rivelazione di Dio per noi! Per noi cristiani, Gesù, e solamente Lui, è la chiave per capire tutto il senso dell’Antico Testamento.
Il Vangelo di questa domenica conferma che credere può essere splendido. Varrebbe la pena di ricuperare il senso dello stupore e della bellezza, l’ascolto dell’interiorità che ci porta in alto, sul monte, a fissare lo sguardo su Cristo. Facciamo delle nostre messe dei luoghi di bellezza: il silenzio, il canto, la fede, il luogo in cui preghiamo possono riportare un briciolo di bellezza nella nostra quotidianità.
Il Tabor meta della nostra Quaresima.
Per non vedere che “Gesù solo” occorre fidarsi come Abramo, rinunciando al proprio egoismo e salire dietro al Maestro per riconoscerlo come Messia, verità e vita.
Pongo, a mo’ di finale,  una domanda: la mia fede in Gesù mi ha già regalato qualche momento di trasfigurazione e di intensa gioia?.
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«Andando a passeggiare qualche volta in giardino, vediamo le vecchie e decrepite piante di olivo, che sembrano proprio l’immagine della decrepitezza e della vigilia della morte.  Poi, si alzano gli occhi, e c’è una ghirlanda di rami verdi, d’argento, così freschi, così giovani, così carichi di olive! Questo è la Chiesa!

Che sembra, per quelli che guardano le cose dal basso,  che sia davvero avvilita, che sia stanca degli anni e dei secoli, e delle avventure e delle disavventure della sua storia. Ma chi guarda in alto… i rami nuovi, i rami che si sprigionano, ancora non si sa come, proprio, per così dire, da questo ceppo quasi arido, quasi consunto comprende il segreto mistero di Dio, di Cristo, che è sempre presente nella Chiesa»

(Paolo VI).