Una preghiera che non annoia

 
 

a cura di Mons. Alberto Albertazzi

alberipazzi@gmail.com

Si sarà notato che quest’anno ho marciato sui salmi. L’ho fatto volentieri perché dei salmi non mi stancherò mai di apprezzare e godere la bellezza orante e letteraria.

Noi sacerdoti – includendo anche i vescovi, che sono sacerdoti anche loro – e diaconi, sotto questo punto di vista ci possiamo considerare privilegiati, perché abbiamo l’obbligo canonico di pregare coi salmi. E’ strano che un obbligo, in genere sentito come limite alla libertà, si possa equiparare a un privilegio. Eppure la fede cristiana e i suoi derivati accettano anche questo paradosso.

Ho detto “la fede cristiana”. Sì, perché il codice fondamentale della nostra fede che è la Bibbia, raccomanda la preghiera senza stancarsi mai (Lc 18,1), e di pregare incessantemente (1 Ts 5,17). Il che diverrebbe terribilmente barboso se triturassimo incessantemente l’Avemaria (pur con tutto il rispetto). Ma un derivato della fede – il diritto canonico – a noi fa obbligo di pregare a tempi cadenzati con quella inesauribile tavolozza orante che sono i salmi. E arriviamo così alla Liturgia delle Ore, cui ogni tanto accenno nell’omelia. In questo magnifico programma di preghiera i centocinquanta salmi giostrano quasi integralmente nel giro di quattro settimane. E posso dire, dopo circa sei decenni di utenza, che a ogni ripresa del ciclo riesco sempre a trapanare qualcosa di nuovo, che mi era sfuggito nelle tornate precedenti: questa inesauribile trapanabilità è una prerogativa sovrumana della parola di Dio(1).

Quando si parla di Liturgia delle Ore, ci si riferisce a quel libro che stava leggiucchiando don Abbondio quanto incappò nei bravi di don Rodrigo(2). Allora si chiamava breviario, che vuol dire abbreviato. Perché i salmi non erano riportati per esteso: con la grafica di allora si sarebbe prodotto un volume mastodontico, incompatibile con la lettura a passeggio. C’era soltanto l’inizio dei singoli salmi(3) e il resto era saputo a memoria (accidenti!).

Oggi la preghiera in questione si chiama Liturgia delle Ore (Liturgia Horarum), perché decora con un appuntamento di preghiera i momenti significativi della giornata. Esiste in vari formati(4). L’edizione classica, per il clero obbligatoria, è in quattro volumi, sia in italiano sia in latino(5): la possiamo chiamare edizione maggiore (editio maior). Ma esistono pure edizioni minori, in un solo volume di ragionevoli dimensione e di ottima leggibilità. Evidentemente in queste ultime si è tagliato qualcosa dell’edizione maggiore. Non vi è infatti l’Ufficio di lettura, ritenuto un po’ specialistico e quindi non adatto al variegato popolo di Dio che sono i normali fedeli. Non adatto, ma non vietato: non mancano infatti fedeli laici che recitano la Liturgia delle Ore nella sua forma integrale.

La materia prima della Liturgia delle Ore sono i salmi. Ma vi sono anche altri elementi di contorno: letture bibliche di varia dimensione, letture prese da blasonati scrittori ecclesiastici, brevi dialoghi che prendono il nome di resposnsorio; ritornelli che si chiamano antifone. E soprattutto gli inni, espressione suprema della poesia cristiana antica(6). Teniamo presente che i salmi nascono nell’Antico Testamento, quindi prima di Cristo. Non sorprende pertanto che scrittori cristiani abbiano applicato la loro arte poetica alle novità del Nuovo Testamento e a Gesù Cristo in particolare. I nomi più illustri sono della Chiesa latina. Sant’Ambrogio, Prudenzio, Sedulio, Venanzio Fortunato, Rabano Mauro, per arrivare soltanto all’era carolingia (VIII-IX secolo). Nella Chiesa orientale eccelle S. Efrem il siro (306-373), soprannominato “cetra dello Spirito Santo”, tanto fu dolce il suo vocale spirito(7).

Perché tutta questa chiacchierata? Perché è complementare rispetto alla lettura dei salmi che abbiamo intrapreso a puntate su questo foglio nell’anno corrente. Inoltre perché di Liturgia delle Ore troppo poco si parla e talora viene addirittura snobbata. Se la preghiera è uno dei doveri fondamentali del cristiano, non si può tenere sotto censura la preghiera ufficiale della Chiesa – la Liturgia delle Ore per l’appunto – accontentandosi del Rosario, pur con tutto il rispetto e la venerazione che si merita.

Ho detto che la Liturgia delle Ore è persino un po’ snobbata. Infatti non raramente, quando si organizza qualche riunione di fedeli su temi ecclesiastici, invece di incorniciarla nella Liturgia delle Ore, si costruiscono preghiere tagliate su misura. Mentre invece la Chiesa stessa ci fornisce un testo orante autorevole e ufficiale, oltre che bellissimo e di durata ragionevole. Il senso della misura si deve applicare pure alla preghiera(8).

Ammesso che in questo mondo ci siano stati qualche volta tempi facili, gli attuali non lo sono particolarmente. Neppure la Chiesa sta navigando in acque tranquille. Non cessa di essere perseguitata, essendo la persecuzione violenta una sua storica compagna di viaggio. Ma non c’è soltanto la persecuzione, grazie a Dio da noi assente. Vi sono altri problemi, altre grane che fanno valere anche per lei un detto di Giobbe (7,1): “L’uomo non compie forse un duro servizio sulla terra?”(9). Pensiamo anche solo all’angoscioso problema della vocazioni! Quando le grane si moltiplicano e accavallano, non si sa più che pesci pigliare. In fondo le fabulate comunità pastorali sono dei tentativi per riattivare proficuamente la pesca, allontanandosi dall’ultima spiaggia. E proprio in circostanze di caos planetario ed ecclesiale più che mai le persone di fede avvertono la necessità della preghiera: di una preghiera costante, periodica, ben fatta, requisiti che si possono trovare nella Liturgia delle Ore, se la prendiamo sul serio.

Veniamo al dunque. Nel prossimo avvento(10) programmeremo due incontri la domenica pomeriggio all’oratorio di Crevacuore per ragionare sulla Liturgia delle Ore(11), facendo anche allenamenti di recitazione: insomma, una specie di palestra orante. Ci si addestra in questo modo ai tempi quando nelle nostre parrocchie non ci sarà più la Messa domenicale. La Liturgia delle Ore, pur dotata di dignità autonoma, ne potrà prestare valida supplenza, grazie anche alla sua flessibilità di utilizzo: la si può infatti recitare coralmente in piccole comunità, magari in famiglia; e la si può recitare anche privatamente. In ogni caso resta preghiera della Chiesa, alla quale deve sentirsi unito anche l’orante solitario.

1 Privatamente la leggo in latino, per non dimenticarlo; e così mi inserisco anche meglio nella bimillenaria tradizione orante della Chiesa.
2 Siamo nei Promessi sposi, capitolo 1.
3 Tecnicamente si chiama incipit.
4 La si trova anche nel cellulare e nel computer.
5 Esiste anche un’edizione latina in sei volumi, di ottima leggibilità grafica.
6 Un po’ tapini purtroppo nella traduzione italiana.
7 Cfr DANTE, Purgatorio XXI 88. Così dice di sé il poeta latino Stazio a Dante e Virgilio. Il detto si può applicare anche a Efrem.
8 Il “pregare incessantemente” di cui sopra non si deve prendere in senso di durata cronologica, ma è un’esagerazione che sottolinea l’importanza della preghiera.
9 Militia est vita hominis super terram.
10 Inizia domenica 1 dicembre.
11 Preciseremo le date del programma di settimana.

 

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