scippo sacramentale

 
 

a cura di Mons. Alberto Albertazzi

Vedo su vari giornali trionfali fotografie di prime comunioni, con “tunica di ordinanza”, ma senza mascherina di ordinanza e senza il rispetto delle distanze interpersonali di ordinanza. C’è un dpcm che vieta al covid di intrufolarsi in assembramenti liturgici? Io ho sperimentato nelle mie cinque parrocchie la prima comunione in ordine sparso: due bambini per ogni messa festiva; chiesa, giorno, ora concordate con la famiglia; con una messa ritualmente non più obesa di quelle abituali.

Questa sobria modalità a me personalmente, e non soltanto, è piaciuta perché finalmente si è appagato un mio storico desiderio: la normalizzazione della prima comunione rispetto alle altre successive (se ci saranno). Sono arci-stra-stufo di prime comunioni con grande contorno di solennità, scippate da famiglie che in tempi brevissimi non accompagnano più i figli a Messa. Non ho la sicurezza che la prime comunioni alla spicciolata garantiscano successiva partecipazione, ma almeno ho evitato una grande scenografia che poi si risolve in un nulla di fatto in termini di tenuta eucaristica. Mi consta che questa precoce latitanza eucaristica sia largamente diffusa. Quanto detto fin qui vale ancor per la cresima, già sacramento dell’arruolamento cristiano, ora sacramento del congedo definitivo. Noi parroci stiamo facendo uno spreco scellerato di sacramenti, con la connivenza dei vescovi. Spero che la CEI, ridimensionando il ruolo di assistente sociale nazionale che si è assunta, rientri nel suo specifico ambito di competenze e ci dia orientamenti coraggiosi e rigorosi per correggere questo dissennato andazzo sacramentale. Ho esagerato ma l’andazzo è inequivocabile.

Ormai dalle nostre parti dobbiamo accontentarci che i nuovi esemplari della specie umana siano battezzati. Oso aggiungere: purché non nati da genitori non sposati pur potendosi sposare, per ovvie ragioni di coerenza.  Saranno poi i battezzati a decidere, acquisita la capacità di intendere e volere, se procedere su ulteriori itinerari sacramentali con serio impegno evangelico. Basta con i sacramente “tirati dietro” per retate scolastiche! Almeno cerchiamo di essere coerenti fino in fondo: decidiamo anche che ci si sposi, se ancora ci si sposa, al terzo anno di università!

Certo, l’abbattimento del “buonismo sacramentale” produrrebbe una massiccia rarefazione del popolo cristiano. Ma se nell’Antico Testamento si è prodotta una minoranza che si è chiamata “resto d’Israele” (Esdra 9,8, per citare una ricorrenza), perché nel Nuovo non potrebbe, seppure dolorosamente, verificarsi un “resto di Cristianesimo”, subissato dal “Maradonesimo” di origine argentin-partenopea?

 
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