L’attrazione materna

 
 

Solennità dell’Immacolata – 8 dicembre 2013 – Gen 3, 9–15; Ef 3, 6; Lc 1,26–38

  1. C’è una differenza tra la festa dell’Immacolata e tutte le altre ricorrenze mariane che costellano l’anno liturgico.
    Oggi la Chiesa invita a contemplare un volto e ti dice: “Guarda come è bella tua madre”.
    Nelle altre celebrazioni liturgiche, invece, la comunità cristiana ricorda date significative di Maria; come la sua natività, la presentazione al tempio, la visitazione, sino alla pasqua dell’estate: la sua assunzione al cielo.
    Oggi, festa solenne dell’Immacolata, noi credenti siamo chiamati a posare il nostro sguardo sul capolavoro creaturale di Dio, sull’identità di Maria.
    Nelle altre memorie liturgiche invece, ci è dato di vedere solo qualche tratto della sua identità che la pietà popolare ha disegnato pensando alla donna di Nazareth.
  2. Ma quando celebriamo questa straordinaria ricorrenza mariana, viene spontaneo ricordare, con il popolo di Dio, il primo mistero gaudioso del rosario.
    Con ragione, pertanto, l’angelo Gabriele, in nome di Dio, invita Maria alla gioia (kaïre) e con Lei tutta l’umanità. Finalmente colui che deve venire è alla porta. Sulla casa scavata tra le pietre sulle alture di Nazareth, ancora visibile oggi, la fede semplice del popolo cristiano tace, contempla e gioisce: Hic Verbum caro factum est.
    Lì il Verbo si è fatto carne. Lì l’orizzonte di Dio tocca l’orizzonte dell’umanità, come il cielo azzurro lambisce la catena opaca dei monti. Lì la fede di ogni credente adora e prega: prova la vertigine del mistero. Per questo di fronte alla donna dell’ avvento, la comunità ecclesiale non può che vibrare di commozione.

L’annunciazione è il mistero che cambia la storia del mondo
Con ragione dunque San Bernardo immagina l’umanità in attesa ansiosa del “sì” di Maria. Nel mistero dell’annuncio appaiono per la prima volta, nella storia del mondo, le fattezze umane di Dio. Nell’annuncio, Madre e Figlio si guardano. Nei tratti di Maria di Nazareth si riflettono alcuni tratti del volto di Dio.
Sta qui l’originalità dell’annunciazione nella festa dell’Immacolata: nel cuore dell’Avvento, primeggia la Madre, il suo silenzio adorante, la sua mirabile identità.

  1. Maria è anzitutto la donna chiamata per nome.
    Tutto ha un nome nel racconto di Luca. L’incarnazione del Verbo ha una data, una città, una casa, una donna. Dio non ama l’umanità in genere: amare e chiamare per nome sono la stessa cosa. “La vergine si chiamava Maria”. Ma quasi ciò non bastasse, l’angelo rivela a Maria la singolarissima simpatia di Dio, perché piena di grazia; perché il Signore è con Lei; perché ha trovato grazia presso Dio.

Ma la donna chiamata per nome sarà madre.
La presenza di Dio in Maria diventa evento di una maternità unica. Il Figlio viene indicato con parole vertiginose: Gesù, vero figlio di Maria e vero figlio di Dio, sarà inserito nella dinastia di Davide per realizzarne le promesse. In lei Dio mantiene la parola data.

Ma c’è un terzo passaggio rivelativo dell’identità unica di Maria: ella sarà madre vergine.
Sarà lo Spirito Santo, con la sua potenza, ad operare l’incarnazione nel grembo della donna. Con la concezione verginale viene affermata la potenza di Dio cui nulla è impossibile, e viene indicata la divinità del Figlio. La verginità è disponibilità assoluta, perché Dio possa iniziare una nuova creazione. Il grembo di Maria è carta bianca su cui Dio scrive una storia nuova.
Un nome, Maria; una madre; una vergine: ecco il mistero dell’Immacolata ; l’inaudita identità della donna di Nazareth nel disegno di Dio.

Ma prima di dire “sì”, Maria interroga.
Anche la sua fede diventa desiderio di capire, fatica del discernimento. “Come avverrà questo poiché non conosco uomo?”(v34). Anche per Maria di Nazareth c’è una distanza abissale tra il disegno di Dio e la sua creaturalità: “Come è possibile?”. Ma la risposta dell’angelo è solare: “Nulla è impossibile a Dio” (v.37)

  1. Anche oggi l’identità cristiana di ogni donna e di ogni uomo è scandita da una chiamata per nome, dalla fatica di capire e di rispondere. C’è un abisso tra le radicali esigenze della vocazione cristiana e la povertà umana; tra la donna secondo il Vangelo e la donna secondo il mondo. La sproporzione è abissale.
    Come è possibile?: la domanda sta sulla bocca di tutti e in particolare sulla bocca della donna.
    Come è possibile un amore puro quando attorno c’è malo odore di palude? Come è possibile la fedeltà all’amore o l’amore per la fedeltà, quando mille ammiccamenti invitano a fare i furbi? Come è possibile vivere in grazia di Dio, nella pace della coscienza quando “certi” valori vengono ironicamente censurati sulle piazze sguaiate del mondo? Gli interrogativi potrebbero continuare.
    Nel nostro contesto culturale si sono verificate due gravi fratture: la lacerazione tra amore e vita, tra amore e persona. L’amore non viene vissuto come dimensione essenziale della persona; è sovente solo un’emozione, fine a se stessa, in balia dell’eros.
    Per questo c’è una seconda grave lacerazione. Tra amore e progetto, tra amore e vocazione. L’amore come progetto è caduto sotto la dittatura dell’eros.
    L’eros non è una dimensione negativa dell’amore, ma lo diventa quando è fine a se stesso e rifiuta la vita e la fedeltà all’amore, all’agape.
  2. Ecco allora la domanda ineludibile: come è possibile restituire all’amore la sua dignità, la sua identità umana, di vocazione?
    Giovanni Paolo II ha parlato del “genio femminile”.
    Non mancano infatti nel solco millenario della Chiesa, donne chiamate ad una missione originale: aprire gli occhi sui doni che lo Spirito Santo va disseminando nei solchi del mondo.
    Esiste una sorprendente storia della Chiesa al femminile, che negli anni giovanili ho letto con estremo interesse.
    Qualcuno ha detto che il genio femminile, in un mondo sempre più quantitativo e irrazionale ha un ruolo determinante. Sarà proprio lei, la donna, e specialmente la donna consacrata, la forza di mediazione educativa, su cui la Chiesa potrà contare con sicura fiducia. “E’ in essa, infatti, che si esprime la maternità della Chiesa, la quale, ha estremo e uguale bisogno di mostrarsi come luogo dell’attrattiva”, scrive un teologo.

L’attrazione materna: ecco il segreto più prezioso del “genio femminile”. Tempo di crisi oggi, soprattutto della donna. Basti gettare lo sguardo dentro la famiglia che sembra aver dimenticato la propria identità.

Ma soprattutto oggi, la donna è chiamata a riscoprire il suo genio; e in particolare l’attrazione materna.
Dicendo attrazione materna non significa che l’unica realizzazione della donna sia quella di generare. L’attrazione materna come segreto del genio femminile, vuol dire che ogni donna si realizza pienamente solo nel dono di sé, sia nella vocazione coniugale, sia nella vita consacrata, sia nel servizio della Chiesa e della società. Fuori dalla prospettiva del dono, non c’è amore vero, non c’è amore fedele, non c’è amore fecondo.

Forse, in futuro, quando si rileggerà la storia, del nostro tempo, la donna verrà ricordata come “oggetto dell’eros”, aggredita dalla violenza dell’uomo. Forse il futuro ricorderà il nostro tempo come stagione di crisi della famiglia, con l’eclisse dell’amore secondo il disegno originario, come il tempo della convivenza disinibita e, a lungo andare frustrante. E’ falso il pensare che la felicità, l’amore si trovi all’incrocio di due egoismi. Là dove Dio è assente non ci può essere felicità, né amore fedele.
L’angelo Gabriele parla chiaro: “Nulla è impossibile Dio”. Solo con Lui, l’amore diventa possibile.

Ma l’Immacolata, la Madre, chiama soprattutto la donna a riconciliarsi con la vita; e la donna, riconciliata con la vita significa cura per la vita nel grembo; cura per la vita che cresce; cura per la vita che soffre; cura per la vita che si spegne.
Il mondo ironizza di fronte ad una ragazza che vuole arrivare al matrimonio con il cuore purificato nelle sorgenti delle beatitudini.
Ma dopo aver posto la domanda, “Come è possibile?”, Maria di Nazareth ha detto sì, “Eccomi”, “Ecce”. Con il suo genio al servizio di Dio, ha realizzato l’attrazione materna per noi.
E’ questa la grande sfida affidata alla donna del nostro tempo; vincibile anche sulle rive della palude: con l’aiuto di Dio, con la forza della preghiera, con il vigore dei sacramenti, guardando alla donna più bella del mondo: Madre di Gesù e Madre nostra tenerissima.

 

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