Curiosità bibliche

 
 

a cura di Mons. Alberto Albertazzi

alberipazzi@gmail.com

Certe curiosità si possono anche chiamare stranezze, specie se si allontanano da usanze e modalità consuete. Chi ormai da anni sopporta le mie omelie, ha notato che sovente tiro in ballo le lingue originali della Bibbia per alcune levigature alla traduzione liturgica. Sappiamo tutti che la Bibbia non è nata in italiano, ma in ebraico e in greco, onde si rende necessaria la traduzione. Pare che sia il libro più tradotto al mondo. Se è vero che “tradurre è tradire”, perché fra lingue diverse non c’è mai perfetta corrispondenza, tradurre dall’ebraico in italiano fa caldo, perché sono due lingue diversissime. E mi è venuto voglia di illustrare alcune particolarità della lingua ebraica, in cui nasce l’Antico Testamento.

Quella che dà più nell’occhio è l’alfabeto, diversissimo da quella latino, il nostro. Aprendo la Bibbia in ebraico vi si vedono corpulenti e massicci segni grafici – sono le consonanti – decorati da minuscoli segni complementari al di sopra, al di sotto e dentro ai medesimi. I segni sono le consonanti e gli altri segnetti di contorno sono le vocali. Non si poteva inventare anche una grafica vocalica, come nelle nostre lingue? Noi infiliamo sul rigo vocali e consonanti, senza che vi sia fra le une e le altre particolare differenza di dimensione. Ma la stranezza dell’ebraico è che le vocali sono state aggiunte successivamente, verso l’ottavo secolo dell’era cristiana. Prima non venivano scritte.

Ma come si fa parlare senza le vocali? Con le sole consonanti son si parla ma si grugnisce! Probabilmente l’istinto linguistico degli ebrei sapeva che fra determinate consonanti bisognava far scattare foneticamente la tal vocale, che pertanto non aveva bisogno di essere scritta. Quando poi questo istinto ha preso ad attenuarsi, si è capito che la vocale doveva essere anche scritta. Ma come fare? Non si poteva smontare tutte le parole per infilarci dentro le vocali: allora si è ideato questo intricato sistema di segni di contorno che rappresentano le vocali.

Non c’è distinzione grafica fra maiuscole e minuscole. Alcune consonanti si modificano leggermente, quando sono a fine parola. Alcuni suoni gutturali sono per noi sostanzialmente impronunciabili, perché comportano il “sobbalzo della glottide” (è un pezzo della gola), che ci strangolerebbe o quasi. Ho un po’ esagerato!

Tutte le parole della lingua ebraica, verbi, sostantivi, aggettivi, constano invariabilmente di soltanto tre consonanti: le parole sono dunque brevissime, assai più brevi di “precipitevolissimevolmente”, che è la più lunga parola della lingua italiana! Si possono tuttavia allungare con pronomi, preposizioni, articoli, che non si scrivono separati ma vengono incorporati alla parola cui si riferiscono.

Quanto fin qui detto, per spiegare la visualizzazione di una pagina biblica in ebraico. Altro fatto strano è che la grafica viaggia da destra a sinistra, il che non è senza ripercussioni editoriali: infatti la Bibbia ebraica si apre dal fondo, ossia dall’ultima pagina dei nostri libri occidentali, e si va avanti così. E’ solo questione di farci l’abitudine.

Ancora. L’ebraico non possiede il verbo avere. Come si fa allora a esprimere il possesso, che è uno dei concetti più ricorrenti nel pensare e nel parlare quotidiano? Il verbo avere è supplito dal verbo essere, in questo modo: siccome non si può dire “io ho questo libro”, si dice “a me è questo libro”. Anche il latino, che peraltro possiede il verbo avere, talora ricorre a questo arzigogolo.

Inoltre: Nel sistema verbale manca il tempo presente. In ebraico si è quindi pendolari immediati da passato al futuro. Siccome non si può dire “io vado”, allora bisogna dire “io andante”, col participio presente: “io leggente”, “io scrivente”, e via andare (o andante, ma non troppo …).

Grazie anche alla sua abbondanza di modi verbali, riesce a fare economia di parole. Mi spiego con qualche esempio. “Io faccio fare”, ove si contano tre parole, l’ebraico riesce a dirlo con una sola! Ancor più, girando al passivo, riesce a dire con una sola parola “io sono stato fatto friggere” (!?), ove in italiano se ne contano ben cinque!

Riesce inoltre – sempre l’ebraico – a rafforzare il concetto, rimanendo sempre sulla stessa parola. Esempio: uccidere (purtroppo questo verbo non è solo pronunciato ma anche non poco praticato). Se si uccide con particolare violenza e ferocia, si dice trucidare. Ma uccidere e trucidare sono due verbi diversi. Invece l’ebraico “promuove” uccidere a livello di trucidare, rafforzando sonoramente la seconda consonante (ricordiamo che sono tre soltanto) del verbo uccidere.

Ancora. Possiede, come il greco, oltre al singolare e al plurale, anche il duale, praticato per coppie affini tanto nei verbi quanto nei sostantivi. Eccetera eccetera.

Ecco qui di seguito, tanto per farsene un’idea, l’inizio della Bibbia in ebraico: “In principio Dio creò il cielo e la terra …” Questo sproloquio, forse un po’ cervellotico, è segnale che su questo foglio non so più cosa scrivere! Ma mi giungono richieste di andare avanti coi salmi …

 

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