Solennità del Corpus Domini Lc 9,11b-17

 
 

Il sì a Dio fa che il poco diventi molto –

a cura di Don Luciano Condina –

Nella festa del Corpus Domini il brano della moltiplicazione dei pani e dei pesci porta in sé la profezia del sacramento dell’eucarestia, per scrivere la sua memoria in noi e celebrarlo nel presente, rendendolo vivo con la messa.

Una cosa così semplice ed elementare come la celebrazione di una messa, che è l’incontro con il sacramento del Corpo e Sangue di nostro Signore, in realtà contiene la potenza espansiva, esplosiva, moltiplicativa di Cristo. È l’esperienza di lanciarsi nelle cose di Dio con poche risorse – come nella parabola – e scoprire che Egli le fa bastare; è scoprire che questo nostro essere pochissimo nelle mani di Dio diventa tanto, diventa abbondanza. La cosa curiosa è che noi, affamati, siamo chiamati a sfamare. Per una sorta di “assuefazione” pensiamo in maniera matematica, semplice, razionale: “se ho dò, se non ho non dò”, secondo logica. Con Dio non funziona così: dò se mi fido. Non è vero che dò e posso dare se sono all’altezza della domanda, ma solo se vivo un rapporto autentico con Dio. Il problema, allora, non è quello di avere abbastanza per sfamare la folla, ma dare il proprio poco al Signore Gesù, entrare cioè in rapporto con lui nonostante la nostra grande povertà.

Che cos’è il Corpo di Cristo? Di corpi di Cristo ne esistono almeno tre: il corpo suo proprio di uomo, ma essendo contemporaneamente vero Dio; il corpo eucaristico, che celebriamo in questa solennità: il pane e vino che, dopo la consacrazione contengono dentro la loro realtà transustanziata, la presenza reale del Signore; il terzo corpo è la Chiesa di cui Cristo è capo e noi siamo le membra. In tutti e tre i casi noi abbiamo una felice, paradossale coesistenza del divino e dell’umano: Cristo è nel suo corpo incarnato vero Dio e vero uomo; il suo corpo di risorto è di uomo ma della seconda persona della Santissima Trinità di Dio, appena celebrata la settimana scorsa; la Chiesa è nello stesso tempo umana e divina: il suo capo è divino e le sue membra sono umane, ma siamo un’unità sola con Cristo; e questo è celebrato nell’Eucarestia, dove nella semplice materia del pane e del vino troviamo il corpo e il sangue del Signore, realmente e autenticamente presente.

È questo il mistero paradossale e bello della nostra esistenza: vivere le nostre cose materiali e quotidiane di sempre con Dio, con l’invisibile, con il nascosto, il recondito, per cui esse diventano un di più, diventano abbastanza; per cui cinque pani e due pesci diventano cibo per migliaia di persone. Così possiamo riscontrare nella vita di tanti santi, di tanti cristiani l’esperienza di essere una piccola cosa che inaugura un’opera grande di Dio, attraverso la loro carne. Un uomo piccolo e circostanziato nel tempo come Francesco d’Assisi – ad esempio – ha innescato un processo che ancora oggi è poderoso: quanti figli di San Francesco, quante persone da quell’uomo hanno trovato da mangiare, hanno trovato il molto che Dio ha saputo mettere nel poco dell’uomo.

Basta un sì per moltiplicare il nostro poco in molto: basta il nostro sì a Dio.

Nella festa del Corpus Domini vediamo in una cosa concreta come il pane la nostra occasione di rapporto con Dio: si tratta di passare dalle nostre fallimentari soluzioni alla relazione con Lui, per cogliere l’invisibile, per entrare in contatto con la sua Provvidenza, per fidarsi e sperimentare la sua abbondanza.

 

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