Prima domenica di Quaresima

 
 

A cura della Fraternità della Trasfigurazione

Come tutti gli anni, in questa prima domenica di quaresima la liturgia propone il brano delle tentazioni. Gesù ha appena sentito la voce dal cielo che dice: “Questi è il Figlio mio, l’amato” (Mt 3,17) ed ecco che, subito dopo, lo Spirito lo conduce nel deserto per essere tentato. Sembra quasi di assistere a una sorta di contraddizione, poiché anche il cuore di un semplice padre umano desidera per il figlio la pace, la serenità, il comfort e non l’aspra esperienza del deserto e della tentazione. Eppure, la contraddizione è solo apparente. Nell’azione dello Spirito e nel lasciarsi condurre da parte del Figlio intravediamo, infatti, la realizzazione del disegno trinitario a favore dell’uomo. L’incarnazione del Verbo non si è realizzata totalmente al momento della nascita di Gesù; essa fa parte di un lungo processo che ha avuto inizio con l’assenso di Maria all’angelo e il suo compimento nella morte di Gesù. Era dunque necessario che egli venisse sottoposto, come ogni altro uomo, all’esperienza della tentazione, così ben sintetizzata e drammatizzata nel brano odierno. Se Gesù è il nuovo Adamo, egli deve percorrere al contrario l’itinerario del nostro progenitore: attraversare le nostre fatiche, sentire il fascino di quanto attrae la nostra natura e, al contempo, confermare con le sue scelte di essere l’uomo vero, così come Dio lo ha pensato. Tutto ciò è splendidamente descritto dal brano odierno, dove l’evangelista ha messo in scena — come in un dramma teatrale con due personaggi principali, Gesù e il diavolo — la sintesi delle maggiori tentazioni a cui può essere sottoposta una persona. Tutte e tre descrivono il vissuto dell’uomo di ogni tempo e, di conseguenza, necessitano di un’attualizzazione per comprendere quali siano i miraggi e le illusioni da cui, a causa delle nostre fragilità, possiamo essere sedotti. L’invito a trasformare le pietre in pane evidenzia il fascino esercitato dal mito del benessere, specialmente quello materiale: nel nostro mondo occidentale, questo non si limita alla semplice sazietà, ma si declina nella ricerca di cibi raffinati, nella cura ossessiva della prestanza fisica e nel tentativo di posticipare l’anzianità. La seconda tentazione, che richiama la disobbedienza di Adamo, potrebbe portare il nome di “sfida”: una sfida a Dio e alle leggi che egli ha inscritto nella natura. Viviamo, infatti, nell’era del gender fluid e degli sport estremi, il cui rischio non si discosta molto dal lancio dal pinnacolo del tempio. La nostra epoca, però, sembra perfino superare le suggestioni del tentatore: basti pensare all’utopica e megalomane aspirazione di coloro che si illudono di eliminare la morte. Infine, l’ultima tentazione invita a inginocchiarsi di fronte al dio denaro, elevando il possesso delle ricchezze a fine ultimo dell’esistenza. Siamo così disposti ad accettare ogni compromesso pur di soddisfare quella sete di prosperità che – come scriveva il salmista – rende l’uomo simile a un animale (cf Sal 48). Su tutte queste provocazioni si staglia vittorioso Gesù: saranno gli angeli, venuti per servirlo, a dichiarare implicitamente il suo trionfo sul male. La sua è una conquista che non ne rivela unicamente la forza, ma lascia intravedere la sua interiorità. Egli ha vinto il diavolo perché, da vero Figlio, si è nutrito della Parola del Padre, l’unica realtà capace di colmare ogni nostra sete, anche la più ardente e apparentemente insaziabile.