II domenica di Quaresima

 
 

A cura della Fraternità della Trasfigurazione

Il Vangelo di domenica scorsa ha presentato Gesù come il nuovo Adamo che, ripercorrendo a ritroso il cammino dei nostri progenitori, si rivela pienamente Figlio, vittorioso su “ogni tentazione” (Lc 4,13). Oggi viene riproposto il medesimo tema, ma in una prospettiva differente, a partire dal contesto geografico: se nella prima domenica Gesù lotta contro il diavolo nell’aspro silenzio del deserto, la scena odierna si svolge sul monte, luogo dell’“oltre”, dove l’uomo incontra la trascendenza divina. Essa, inoltre, è popolata da personaggi diversi che rimandano all’incontro tra il cielo e la terra. Ai tre discepoli scelti da Gesù come testimoni dei momenti più importanti della sua vita — essi saranno, infatti, presenti anche alla sua agonia nell’Orto degli Ulivi — si affiancano due figure particolarmente significative: Mosè ed Elia. Il mediatore della Legge e il padre dei profeti conversano con Gesù, svelando la sua appartenenza a un mondo ulteriore rispetto a quello umano. Ciò rende inappropriato il desiderio di Pietro di costruire tre capanne, ovvero la pretesa di “eternizzare” e rendere stabile ciò che ancora non può esserlo. E tuttavia, davanti agli occhi dei discepoli – e dei nostri, che oggi ascoltiamo questo Vangelo – si apre un’inattesa prospettiva: il nuovo Adamo, che nell’episodio delle tentazioni ha riparato la disobbedienza del progenitore, oggi, lasciandosi trasfigurare, rivela l’inaudita grandezza del futuro che siamo chiamati a condividere con lui. Il mistero della Trasfigurazione, infatti, è anticipazione per i discepoli, che sul Golgota vedranno il Maestro sfigurato a causa del supplizio della passione, di quanto avverrà all’uomo Gesù dopo la sua resurrezione. Esso è segno della cura che egli ha per i suoi, un’attenzione delicata simile a quella di un genitore che, dovendo subire un doloroso intervento, non si preoccupa per sé stesso ma per i figli, assicurandoli che dopo starà molto meglio. Questo mistero è anche un invito a custodire la memoria preziosa di quanto i loro occhi hanno osservato: il suo volto radioso come il sole e le vesti candide come la luce. Una visione confermata dalle parole del Padre, che riconosce in lui il Figlio amato e invita ad ascoltarlo. La Trasfigurazione, però, non è un messaggio riservato ai tre testimoni presenti sul monte, ma è per tutti noi un’offerta di senso e un invito alla speranza. Nel nuovo Adamo splendente sul Tabor ogni uomo può leggere il destino di gloria che il Padre gli ha preparato, purché scelga di accoglierlo. In questo mistero, infatti, non solo intravediamo il realizzarsi della Pasqua, ma contempliamo fin da ora la bellezza del futuro che ci attende. Il corpo glorioso del Cristo è un richiamo a quelle realtà eterne che ci aspettano, capaci già adesso di dare significato, coraggio, speranza e forza al nostro presente. Quelle realtà a cui aspira il cuore di ogni uomo — anche se non sempre abbiamo il coraggio di riconoscerlo — e che un cantante di anni fa ha espresso con queste parole: “Deve esserci, lo sento, in cielo o in terra un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto”. Il Tabor ci assicura che questo posto esiste e che in esso troveremo molto più di quanto osiamo sperare.