XVIII domenica tempo ordinario Gv 6,24-35

 
 

Gesù fonte inesauribile di vita –

a cura di Don Gian Franco Brusa –

L’uomo di oggi, in questo mondo occidentale, presenta la caratteristica della sazietà. Non c’è alimento ch’egli non possa facilmente procurarsi e i grandi supermercati offrono tutto: prodotti di stagione e non, locali ed esotici, specialità di ogni tipo. Più che mangiare e di vivere, molti oggi sembrano preoccupati dalla scelta di cosa mangiare, se non addirittura dal problema di come limitarsi, per motivi di salute o di estetica: di qui le diete, i regimi particolari, il proliferare di prodotti light.

Eppure quest’uomo sazio, che rasenta la nausea per la sua stessa opulenza, è forse in grado di recepire meglio gli appelli fondamentali rilanciati dalla Parola di Dio di questa domenica: da una parte, proprio perché deluso e spesso infastidito dai miti del consumismo, è in grado di percepire l’avvilente ottusità di Israele, che degrada il dono incomparabile della libertà con il rimpianto delle pentole piene di carne, dei porri, delle cipolle e dell’aglio che aveva in Egitto (prima lettura); dall’altra parte è disincantato e più attento a sollecitazioni come quelle di Gesù: «Adoperatevi non per il cibo che perisce» (v. 27).

A questo punto si può e si deve inserire efficacemente l’invito del Signore a cercare un cibo superiore, che dura per la vita eterna, valicando i confini effimeri e illusori dei nostri prodotti. La serie di malintesi in cui incorrono gli interlocutori di Gesù si riproduce nella situazione della società attuale: ansia di realizzare opere, avidità di segni-prove capaci di appagare le pretese della ragione, bisogno di qualcosa di superiore, anche se non ben identificato. «Signore dacci sempre questo pane» (v. 34).

Compito della Chiesa è quello di riproporre, nella predicazione, la pedagogia di Gesù nei confronti dei succitati “abbagli”; di insegnare come la molteplicità delle opere e delle attività diventi dispersione priva di senso, se non si unifica nell’opera di Dio per eccellenza, cioè nella fede in Lui. La Chiesa deve guidare l’uomo a oltrepassare, con la fede, la propria sete di segni per andare verso l’Autore di essi, accettarne la rivelazione, il mistero e la proposta di vita. «Io sono il pane di vita» (v. 35). A parlare così non è un prodotto che si reclamizza, ma una Persona; il Vivente, il Figlio stesso di Dio. Egli ci offre la sua amicizia, la vita e il pieno appagamento di quella sete e fame che abbiamo di verità: «Chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete» (V. 35).

La predicazione della Chiesa sarà efficace nella misura in cui, accompagnando l’uomo nella propria ricerca, lo aiuterà realisticamente a superare le molteplici illusioni e delusioni del suo “avere”, per ritrovare la verità in se stesso, nell’incontro con Colui che si offre a tutti come pane di vita.

Il mondo che ci circonda e in cui viviamo è una tentazione continua a guardare solo al presente e alla terra, non al futuro e al cielo. Le tentazioni del demonio a Gesù sono ripetute a noi: respingiamole come ha fatto Lui, con le Parole di Dio, cioè con il suo insegnamento, il suo esempio, i suoi Sacramenti. in particolare l’Eucarestia. Senza dimenticare le implicazioni concrete di questo comportamento: carità, solidarietà, visione di fede.

Buona domenica

 

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