XVI domenica del Tempo ordinario

 
 

A cura della Fraternità della Trasfigurazione

La prima lettura di questa domenica e il Vangelo hanno in comune il tema dell’ospitalità. Nel brano della Genesi l’accoglienza di Abramo nei confronti dei tre uomini viene minuziosamente descritta, lasciando solo alla fine la sintetica narrazione dell’elemento centrale: la promessa dell’inattesa maternità di Sara e la conseguente nascita del figlio. Il racconto, grazie anche all’abbondante quantità di verbi utilizzati, crea un’atmosfera vivace, dinamica che ben esprime la generosa disponibilità del patriarca nei confronti dei suoi ospiti. Ritroviamo gli stessi tratti, i medesimi atteggiamenti in uno dei personaggi che ci presenta il Vangelo odierno; si tratta di Marta, sorella di Maria e di Lazzaro, di cui, in un contesto del tutto diverso, ci parla anche l’evangelista Giovanni. Luca ci riferisce che Gesù, cosa decisamente insolita per un maestro dell’epoca, entra nella sua casa e vi è accolto. Diversamente dal racconto della Genesi, egli non descrive dettagliatamente l’agire della padrona di casa, ma si limita a evidenziare che ella era “distolta per i molti servizi”. Questa affermazione ci offre la possibilità di una comprensione del personaggio a due livelli diversi: da una parte mette in risalto l’impegno, la dinamicità, la generosa accoglienza che, proprio come Abramo, Marta riserva a Gesù; nello stesso tempo essa rivela fin a che punto la donna è “presa” dal suo agire tanto da non ascoltare le parole del suo Ospite. Notiamo qui una sorta di paradosso che forse possiamo scoprire anche dentro di noi: Marta sa chi è colui che accoglie in casa sua; chiamandolo “Signore” ne riconosce il valore, la grandezza ma, nello stesso tempo, il suo Io, che si esprime attraverso le sue molteplici attività, ha un’importanza ancora più grande tanto da distoglierla dall’ascolto. Sta proprio qui la differenza tra il suo atteggiamento e quello di Abramo: mentre l’agire del patriarca è totalmente finalizzato all’accoglienza degli ospiti misteriosi, quello di Marta è doppiamente ambivalente; in primo luogo, ella ospita Gesù in casa sua ma, diversamente dalla sorella Maria che, seduta ai piedi del Signore ascolta la sua parola, non gli presta attenzione, essendo troppo preoccupata di portare a termine quanto lei stessa si era ripromessa di fare. La seconda contraddizione è ancora più eclatante: se è pur vero, infatti, che ella si rivolge a Gesù con l’appellativo “Signore”, che dovrebbe comportare il riconoscimento della sua autorevolezza, è altrettanto vero che nel dargli degli ordini ella si pone in un atteggiamento di superiorità nei suoi confronti. Il rimprovero che gli rivolge ha un triplice contenuto: di colpevolizzazione, come se il Maestro non si rendesse conto del suo impegno e privilegiasse la sorella, di rivalità verso quest’ultima e di controllo e dominio sull’altro, quale si evidenzia dall’uso del verbo all’imperativo: “Dille dunque che mi aiuti”. La risposta di Gesù riporta un equilibrio nella gerarchia di valori di Marta; egli non pone in antitesi servizio e preghiera, ma invita piuttosto a ricentrare l’attenzione verso il vero bene, da cui era distolta perché troppo preoccupata per la realizzazione dei suoi progetti. Quanto sta a cuore a Gesù, di conseguenza, non è ciò che facciamo, il contenuto del nostro agire, ma l’apertura del nostro cuore che, non ponendo al centro il proprio Io, sia nella preghiera sia nel servizio si fa attento alla Parola e alle esigenze dell’altro.