XIX domenica del Tempo ordinario

 
 

A cura della Fraternità della Trasfigurazione

Il Vangelo di domenica scorsa aveva messo in risalto quanto sia illusorio basare le proprie certezze e, di conseguenza, il controllo della vita sui beni che si possiedono. Quello di oggi inizia offrendo il criterio giusto su cui fondare l’esistenza: la fiducia, che è invito da una parte a non temere e dall’altra a non trattenere per sé i propri beni per rispondere alle necessità dei poveri, ma soprattutto come segno di totale abbandono nelle mani del Padre. A questo primo atteggiamento fondamentale subito dopo ne viene indicato un altro: “Siate pronti”, che mette in risalto l’importanza dell’attesa e della vigilanza. Due sono i segni qui evidenziati che ne testimoniano la presenza: innanzitutto le lucerne accese, richiamo alla parabola delle vergini in Matteo (Mt 25,1-13), che permettono di scorgere la realtà non solo nel buio della notte ma anche in quello dell’anima. Le cinture ai fianchi, invece, sono un richiamo alla cena pasquale (Es 12,11) e, di conseguenza, alla prontezza vigilante del popolo di Dio che si preparava a lasciare l’Egitto per raggiungere la terra promessa. Con tali parole Gesù rivela all’uomo chi è il cristiano: è colui il cui cuore, come quello della sposa del Cantico (cf Ct 5,2), veglia anche durante il sonno ed è pronto ad aprire al suo Signore in qualsiasi momento egli ritorni. Non dobbiamo tuttavia ignorare l’altro aspetto sorprendente della parabola in cui, in modo molto discreto, ci è anche rivelato chi è Dio. Se in un bel testo dell’Apocalisse ci viene detto che egli è colui che sta alla porta e bussa e che, quando gli viene aperto, entra per cenare con noi (cf Ap 3,20), qui troviamo qualcosa di ancor più sorprendente, Dio non solo si degna di farsi nostro commensale, ma addirittura inverte i ruoli: entrato, sarà lui a cingersi le vesti e a servirci a tavola. Immagine sconvolgente, eppure vera: Gesù non si è forse fatto servo nell’incarnazione e non si è cinto di un asciugamano per lavare i piedi dei suoi discepoli? Cogliamo allora in questa domenica l’invito a contemplare il volto di Dio non come ce lo presentano le nostre fantasie e paure, ma quale ce lo rivela il Figlio. La breve parabola successiva, benché attraverso immagini diverse, riconferma l’importanza della vigilanza. La terza parabola ha anch’essa come contenuto l’arrivo del padrone, un arrivo imprevedibile, che ci ricorda come nessuno di noi ha il controllo della propria vita e, di conseguenza, ci si debba preparare all’imprevisto e all’inatteso. Il tema principale della parabola non è, tuttavia, la vigilanza, ma la responsabilità. È Pietro che, con la sua domanda, orienta la riflessione di Gesù, il quale mette in risalto l’impegno e la serietà con cui, prima di tutto i capi ma anche ogni cristiano, siamo chiamati ad assumere i compiti che ci sono affidati. Le sue parole costituiscono un invito a interiorizzare il valore del servizio. L’amministratore “fedele e saggio” è colui che non modifica il proprio atteggiamento in base alla presenza del padrone, e dell’eventuale controllo del proprio operato, o della sua assenza. La volontà di Dio non è per lui un obbligo a cui deve aderire per non essere punito, ma la condivisione di un modo di pensare e di vivere che orienta ad amare gli altri, anche grazie alla consapevolezza di aver molto ricevuto.