Terza domenica di Pasqua

 
 

A cura della Fraternità della Trasfigurazione

Domenica scorsa abbiamo visto Gesù presentarsi all’incredulo Tommaso e proporgli di mettere la mano nel suo fianco. Nel Vangelo di oggi egli sembra comportarsi in modo molto diverso: da anonimo viandante, percorre un tratto di strada con i due discepoli, incapaci di identificarlo; quando poi, allo spezzare del pane, essi lo riconoscono, egli sparisce dalla loro vista. Il Risorto si adatta a ognuno di noi, alla nostra personalità, al nostro stile. Tommaso è pragmatico, ha bisogno di toccare; i due, invece, discorrono e discutono, si interrogano rispetto a quanto è accaduto; egli, allora, li aiuta a riflettere facendo riferimento alle Scritture. È tuttavia necessario che tutti si aprano a una ricerca, affinché egli manifesti loro la sua presenza. Ciò vale anche per noi e ci rincuora; d’altronde, il Signore stesso aveva detto: “Cercate e troverete” (Mt 7,7). Anche se percorriamo la strada sbagliata – come i due che si stanno allontanando da Gerusalemme, dove invece il Risorto si è manifestato – egli si fa comunque presente, purché ci lasciamo interpellare dalla sua persona. E se a volte si fa riconoscere subito, come con Tommaso, altre volte procede più lentamente. Ai due diretti verso Emmaus, infatti, fa percorrere un impegnativo itinerario interiore, che trasformerà il loro cuore stolto e lento in un cuore vivo e ardente. Dovrà però trascorrere un lasso di tempo abbastanza lungo prima che i due riconoscano il Signore. Essi sono ancorati alla loro tristezza, un’emozione spesso accompagnata da rigida cocciutaggine, e sono ostinatamente legati alle loro idee e alla loro visione della realtà. Da sapiente pedagogo, interviene Gesù a rompere i loro schemi, creando una breccia nel loro cuore e suscitando un’attesa. È presente un’evidente ironia in questo racconto, dove il misterioso compagno di viaggio sente narrare della propria morte da uno dei due viandanti. Un’ironia che, in seguito, farà indubbiamente riflettere Cleopa il quale, troppo sicuro di sé, tratta da forestiero l’unico vero protagonista di questa vicenda. Il Signore lo lascia parlare e descrivere i fatti accaduti fin nei minimi particolari, per poi intervenire rimproverandoli. Al centro della questione vi è la loro fede nella Parola; per tale motivo, al richiamo segue una profonda e dettagliata spiegazione di tutto ciò che nelle Scritture si riferisce a quegli eventi. Essi, però, non credono ancora; tuttavia, lungo la strada si è creato con quello sconosciuto un legame capace di aprire il loro cuore e suscitare speranza.  Così, quando egli fa come se dovesse andare più lontano, essi insistono per trattenerlo con loro. Come ricorderanno in seguito, è a causa del loro cuore che aveva incominciato ad ardere mentre egli spiegava le Scritture. L’ospite sconosciuto accetta l’invito: il loro desiderio si rispecchia nel suo, in quello di colui che aveva detto: “Rimanete in me e io in voi” (Gv 15,4). Egli entra, spezza il pane e lo dà loro; ma quando questi lo riconoscono, sparisce. Come era avvenuto per la Maddalena, anch’essi non possono trattenere il Risorto. Egli rimane, ma la sua presenza si fa interiore. Non ci si può, però, fermare: come Maria di Magdala era stata invitata ad annunciare ai discepoli di aver visto il Signore, nello stesso modo i due partono senza indugio, con la rapidità di chi sente bruciare il cuore, e tornano a Gerusalemme. Qui, anch’essi, proprio come il Risorto aveva fatto con loro, diventano narratori di una storia che ancora oggi è storia di salvezza.