Domenica delle Palme Lc 22,14-23,56

 
 

– Dall’«Osanna» alla Croce

– a cura di Mons. Sergio Salvini –

La Domenica degli ulivi è preludio alla Pasqua del Signore: nei segni liturgici già si intravede la luce della risurrezione. Si legge nel Vangelo di Luca: portarono un puledro da Gesù «e, gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù» (19,35).

I presenti, con rami tagliati dagli alberi, lo precedevano e gridavano: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore!» (19,38).

Gesù in Gerusalemme è acclamato re da una folla entusiasta. Così entra nella Città santa per affrontare la sua passione. E il suo ingresso è un annuncio della vittoria che Egli riporterà sulla morte. Il ramoscello di ulivo che questa domenica la Chiesa offre da tenere a casa non è un portafortuna, ma un segno-ricordo dell’esperienza di fede in Gesù, un richiamo a restargli fedeli.

* * *

«Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo, spirò» (Lc 23,44-46). Ecco il trono, la croce! Davanti alla Passione del Signore dobbiamo sostare in ascolto e in contemplazione. E come Gesù nella preghiera trova la forza per superare la tentazione, rimanendo fedele al Padre, così anche noi, in preghiera, viviamo sacramentalmente la Pasqua.

L’agonia di Gesù continua nella storia della Chiesa, nella storia dell’umanità sofferente, nella storia di milioni di uomini provati nel corpo e nello spirito. Diceva Pascal: «Gesù sarà in agonia sino alla fine del mondo» (Il Mistero di Gesù, in B. Pascal, Pensieri). Le parole, sulle labbra del morente della croce, esprimono grande desolazione: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mc 15,34). L’isolamento di Gesù è totale, la sua solitudine è senza misura.

Tutto è consumato! Anche la morte! Le braccia di Gesù inchiodate sulla croce rimarranno aperte per sempre, pronte ad accogliere tutti i disperati, tutti i perduti, gli assetati, i derelitti, i traditori, i fedeli e gli infedeli. Il suo cuore, trafitto dalla lancia, non si chiuderà mai più su nessuna miseria, angoscia, ribellione e oppressione. Tutto è consumato: i rinnegamenti, i tradimenti, gli scherni, le derisioni, l’ora delle tenebre e il calice amarissimo. Gesù sul trono della croce, splendente e trionfante, ha piaghe gloriose che si irradieranno per tutta l’eternità.

Gesù risorto continua a guidarci nel cammino della vita, affinché ognuno di noi possa raggiungere quel posto che Egli ci ha preparato.