Cristo, pane che dà la vita – Corpus Domini

Una passata celebrazione del Corpus Domini
 
 
Una passata celebrazione del Corpus Domini

Il capitolo VI del Vangelo di Giovanni riporta Gesù in Galilea e invita gli ascoltatori a seguire il Maestro in uno dei momenti più importanti del suo ministero pubblico, fondamentale nell’economia del Vangelo e chiave per interpretarlo. Siamo introdotti nel mistero della presenza di Gesù che si svela «pane di vita». La folla che lo segue (forse anche quella di oggi ), sempre un po’ agitata e confusa, era abituata a vedere le cose strabilianti che faceva, senza andare oltre… Per questo Egli deve continuamente ammaestrare per far comprendere il vero senso di ciò che rivela. Il giudaismo era in effetti familiare alla tradizione dei miracoli confermatori, basti pensare a Mosè!
Ma ora Gesù chiede ai Giudei di essere disponibili a lasciarsi educare, perché se prima bastava la Legge per andare a Dio, con Lui la prospettiva si ribalta: Egli da sempre “è rivolto” verso il Padre e può farlo conoscere davvero. Dal v. 51 inizia una tale concentrazione sulla persona di Gesù che chi ascolta viene a conoscenza di uno sconcertante sviluppo nuovo: «Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Se precedentemente Gesù affermava di essere il pane che il Padre dona (6, 33), ora egli diviene il donatore, svelando la metafora: il pane è la sua carne data per la vita del mondo. Espressione che esprime vertiginosamente l’effetto dell’Incarnazione: dal suo innalzamento sulla croce sgorgherà la sorgente della vita per il mondo!

Quest’affermazione provoca scandalo. La domanda dei giudei, infatti, attesta l’incapacità di superare l’aspetto fisico della questione. Gesù, allora, non può non insistere sul fatto che il suo corpo e il suo sangue sono vero cibo e vera bevanda; perciò all’espressione «chi crede in me» preferisce «colui che mangia me» (v. 57), che significa: chi si nutrirà di Gesù vivrà attraverso di Lui; perché come Gesù vive per il Padre, il credente vive a causa di Gesù. Tutti i precedenti doni vengono superati. Giocando sulle due possibilità di vita – quella fisica e quella eterna – Gesù ricorda come i padri morirono nel deserto e promette vita eterna a coloro che mangeranno il nuovo pane. Chi rimane in Cristo e partecipa al suo mistero pasquale resta in Lui con un’unione intima e durevole. I credenti hanno come dono una vita in Gesù che supera ogni attesa umana, perché Egli promette già ora la vita eterna (cfr. 6, 39. 54.58).

Spesso nel luogo in cui l’uomo sperimenta nella forma più radicale il suo bisogno, che rischia continuamente di assolutizzare come legge della libertà, lì egli è raggiunto dalla carità oblativa del Signore, che offre la legge dello Spirito: trova la vita solo chi comunica al dare la vita di Cristo. Perché questa è la verità di Dio. Il Signore ha donato un pasto, perché l’amore è consumazione nell’assimilazione, affinché io faccia mio ciò che ricevo! Diceva bene allora S. Agostino nelle Confessioni: «Tu eri dentro di me, e io stavo fuori; ti cercavo qui, gettandomi deforme, sulle belle forme delle tue creature. Tu eri con me, ma io non ero con te. Mi tenevano lontano da te le creature che, se non esistessero in te, non esisterebbero per niente. Tu mi hai chiamato, il tuo grido ha vinto la mia sordità; sei brillato, e la tua luce ha vinto la mia cecità; hai diffuso il tuo profumo, e io l’ho respirato, ed ora anelo a te; ti ho gustato, ed ora ho fame e sete di te; mi hai toccato, e ora ardo dal desiderio della tua pace» (X, 27).

Concludendo, ricordiamo l’invito accorato che Benedetto XVI rivolgeva in una delle sue ultime omelie riguardo alla solennità del Corpus Domini: «Per comunicare veramente con un’altra persona devo conoscerla, saper stare in silenzio vicino a lei, ascoltarla, guardarla con amore. Il vero amore e la vera amicizia vivono sempre di questa reciprocità di sguardi, di silenzi intensi, eloquenti…».