Battesimo del Signore Mt 3,13-17

Giotto - Battesimo di Gesù
 
 
Giotto - Battesimo di Gesù

Gesù vuole salvare il peccatore, non punirlo –

a cura di Don Luciano Condina –

Questa domenica celebriamo la festa del battesimo di Gesù. Intercorre un dialogo enigmatico fra Giovanni Battista e Gesù, nel quale il profeta vuole impedirgli di farsi battezzare, perché il gesto pone un problema di superiorità, di maggior importanza. Gesù risponde in una maniera molto strana: «Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia» (Mt 3,15). E Giovanni acconsente.

Qual è il problema? Il nocciolo della questione è che il precursore percepisce in Gesù la presenza del Messia, quindi sa bene che non è lui a doverlo battezzare, piuttosto il contrario! Questa è una giustizia di fondo, la giustizia dell’ordine delle priorità e dell’importanza gerarchica. Esiste però un’altra giustizia, molto diversa dalla nostra, che non è forense, ma è la giustizia che corrisponde all’adempimento del piano di Dio. Spesso nella vita pensiamo ci siano cose più e meno importanti, più e meno belle, ma negli occhi di Dio possono essere molto diverse: può risultare più importante lasciare che il più grande si sottometta al più piccolo, come spesso deve capitare quando uno vuole amare un’altra persona; non è importante, infatti, se io sono più grande o più piccolo di te, ma è importante che io sia disposto a lasciarmi mettere nel posto che serve a te, utile per te.

Gesù che si sottomette a Giovanni Battista, in realtà, si sottomette a tutti noi, si fa più piccolo, si pone al nostro posto: questo è l’assurdo del rapporto con Dio. La sua giustizia è quella per cui veniamo trattati secondo ciò che ci spetta, ma secondo la benevolenza di Dio. Un padre verso il figlio ha un’intuizione di giustizia molto diversa da quella retributiva: la giustizia per lui è fare il bene del figlio, dargli il massimo che può; così è per Dio nei nostri confronti. Con noi, Cristo ha adempiuto ogni giustizia assumendo su di sé la condizione del secondo, dell’ultimo, del sottomesso, per poterci amare, assecondare, “farsi secondo” per poterci aiutare. È questa la strana giustizia di Dio: se uno si comporta male, sia riportato nella pienezza, nella luce; se uno perde la vita sia riportato a questa stessa vita.

La giustizia per Dio non è punire il colpevole, ma salvarlo; la giustizia non è mettere in difficoltà chi odia e costringerlo a scontare l’errore commesso, ma è farlo recedere dallo sbaglio compiuto. Già i profeti annunciarono: «Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva” (Ez 33,11). Questa è “ogni giustizia” intesa da Gesù. Perciò il Signore non si mette dalla parte del giudice che valuta, ma assume una nuova prospettiva, entrando nell’umiliazione del battesimo: che il giusto, il limpido, il solare, l’innocente vada a mettersi in fila con i peccatori è il segreto della nostra avventura di cristiani; esso parte dal fatto che Cristo è disceso per stare a un livello ancora più basso del nostro, perché è da lì che ci vuole salvare. Si è incarnato nel buio del nostro nulla e si lascerà portare fino a prendere il nostro ruolo, fino a prendere su di sé quello che spetta a noi. Questa è la giustizia per Dio.

Come si può aver paura di un Dio così?

 

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