22ª domenica tempo ordinario Lc 14,1.7-14

 
 

Un posto accanto al cuore di Dio –

a cura di Don Luciano Condina –

Nel vangelo di questa domenica incontriamo Gesù a pranzo da un fariseo e il vangelo esordisce sottolineando come Egli osservi i commensali mentre scelgono i posti. È dal tempo della Genesi che l’uomo cerca un posto preminente, invidiando il posto riservato a Dio.

Attraverso la vicenda degli invitati a tavola, che optano per i posti più ragguardevoli, e attraverso il divertente esempio di chi dev’essere rimandato indietro dalla vita e dal padrone di casa, si può capire che esiste un’attitudine pericolosissima nel nostro cuore: quella di credere che il posto ce lo scegliamo noi, ce lo assegniamo da soli. Invece è la vita che ci invita a tavola, non il contrario. La vita l’abbiamo trovata già fatta ed è lei a riservarci un posto, ossia la Provvidenza. Chi non asseconda il posto che la vita gli assegna, chi non si colloca in quello che gli spetta vive male, schiacciato dalla vanagloria repressa e dalla propria superbia, che gli ricorda sempre quanto sia sottostimato e sottovalutato da tutti.

Il problema è che noi crediamo sempre di meritare più di quanto la vita ci offra e bramiamo un posto superiore a quello che la Provvidenza ha preparato per noi amorevolmente. Chi è contento del posto in cui sta? Tutti mirano più in alto! C’è invece una pace in cui si può entrare: è, finalmente, la pace di farsi assegnare il posto da Dio, di smettere di credere che ciò che conta sia ciò che si ha, perché stare in un posto superiore significa aver bisogno di relegare qualcuno in un altro inferiore, più in basso di noi. Questo concetto lo conoscono bene i pubblicitari, che mostrano il fascino di un oggetto a prescindere da ciò che è, puntando sul fatto che solo alcuni possono possederlo: «Per molti, ma non per tutti» è uno slogan che incarna perfettamente la strategia pubblicitaria.

Tante volte il piedistallo della nostra identità è la carne altrui: ciò che ci dà spessore, ciò che ci dà statura è l’aver vinto qualcuno. Ma chi ha detto che siamo nati per vincere, per schiacciare l’altro, per superarlo, per sentirci migliori di lui? E se il senso della vita stesse nella fraternità e nella commensalità? Bello , infatti, non è il posto in cui sto, ma il fatto che sono con gli altri. Siamo nati per scoprire il bel posto che Dio ci ha assegnato, perché la vita non è un caso e la nostra identità non è da strappare con i denti, ma da ricevere dalla Provvidenza, da chi ci ama veramente.
Scegliere l’ultimo posto in un banchetto non è un atto in relazione agli altri commensali, ma è rispetto verso il padrone, il quale ci tirerà su se ce lo meritiamo; se non ce lo meritiamo, meglio stare dove dice lui: non dobbiamo vivere in competizione con i commensali, dobbiamo vivere in relazione al padrone. L’ultimo posto in fondo è il posto in relazione a Dio, quello in cui ci si mette umilmente nell’attesa che Egli ci ponga dove gli piace: generalmente il posto in cui possiamo produrre maggior frutto. Un povero relegato all’ultimo posto e poi collocato al primo resta sempre povero: una realtà evidente quando vince una gran quantità di soldi e sovente li gestisce in modo scriteriato; costui sarà semplicemente un arricchito, non un ricco; e, non di rado, capita che le ricchezze di queste persone siano foriere di rovina piuttosto che di benessere.

Lasciamo che sia Dio a decidere il posto migliore per noi, perché quello sarà vicino al suo cuore. E la sua ricompensa è la vita eterna.

 

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