14ª domenica tempo ordinario Lc 10,1-12.17-20

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Gesù ci esorta alla missione –

a cura di Don Luciano Condina –

Nel vangelo di questa domenica cogliamo indicazioni fondamentali – e come sempre spiazzanti – di Gesù per svolgere la sua missione. Egli designa altri 72 discepoli e li invia due a due davanti a sé. La corrispondenza con Nm 11,24-26, in cui si racconta di 72 anziani che aiutano Mosè, è lampante. La “designazione” non è una semplice scelta, un’elezione, ma è svelare qualcosa di latente: ai 72 viene svelata la loro vocazione. Il discernimento vocazionale è lo svelamento di un segreto che manifesta la verità di ciò che uno ha dentro, di ciò che Dio ha preparato per lui.
Noi non siamo chiamati a seguire un modello, ma dobbiamo sbocciare, manifestare ciò che Dio ci ha messo dentro.

Come il precursore Giovanni Battista precede il Messia, così i discepoli precedono Gesù. Li invia due a due perché lo stile dell’annuncio è la comunione e li manda «come agnelli in mezzo ai lupi». L’uomo che ha una missione da Dio – il matrimonio, per esempio – deve sapere che è chiamato fuori contesto; certo un agnello in mezzo ai lupi è una condizione quasi comica per quanto drammatica: il chiamato è vera e propria carne da macello. A chi viene come un agnello si può dire di no, allo Spirito Santo si può dire no, perché la sua predicazione sarà sempre propositiva, mai impositiva. Chi compie una missione ricevuta da Dio si deve scordare di essere aiutato dal contesto: chi lo sostiene è il mandante! La sua missione va in porto se obbedisce a chi lo manda. E ciò porta a essere segno di contraddizione, anche rifiutato.

Gesù invita poi a non portare con sé «né borsa né sacca né sandali” (v. 4). È un’indicazione a non avere carichi considerati da tutti fondamentali, ma non da Gesù. La borsa serve a portare il denaro; la sacca invece è la bisaccia per il pane; i sandali sono quelli di riserva oltre a quelli calzati ai piedi. L’inviato non avrà altro denaro che quello che troverà grazie alla Provvidenza per la generosità di chi lo accoglie; non avrà altro pane se non quello che gli sarà dato per gratitudine; non avrà altre strade, piani alternativi alla missione (i sandali di riserva simboleggiano i piani “b”, le vie d’uscita, le scappatoie, i “sì, ma non si sa mai…”). Non avrà altre sicurezze, altri appoggi, altre cose prioritarie rispetto alla missione, che diventa l’assoluto.

Poi arriva l’indicazione più particolare: non salutare nessuno lungo la via. Sembrerebbe quasi un invito alla maleducazione, ma per capire dobbiamo intendere cos’erano – e cosa sono – i saluti per i popoli orientali, i cosiddetti «salamelecchi». Sono cose complicate, che prendono molto tempo, in cui si parla della famiglia, si assaggiano le specialità del luogo e via discorrendo. Se uno sta camminando e si ferma a salutare, essendo questo un rituale di relazione complicato e articolato, non giungerà a destinazione in tempo. Gesù dà un’indicazione ad astenersi dallo spendersi in cose secondarie, a non perdere energie in questi rivoli laterali. Siamo la generazione dello zapping, dotati di una curva dell’attenzione minima, cambiamo continuamente argomento, operazione, siamo disuniti e frammentati. La raccomandazione di Gesù è di importanza fondamentale: ci ricorda, infatti, di puntare dritti alla meta, senza distrazioni, tenendo sempre Dio al primo posto.

Infine, scuotersi la polvere dai piedi, nelle città in cui non si è accolti, è l’invito a non lasciarsi inquinare dalle negatività, dalle lordure, dalle derisioni di chi ridicolizza il messaggio, per non perdere la bellezza originaria di chi ci invia e ricordarci che i nostri nomi sono scritti nei cieli.

 

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